duminică, 24 februarie 2013
sâmbătă, 23 februarie 2013
sâmbătă, 16 februarie 2013
vineri, 15 februarie 2013
La manipolazione delle campagne di prevenzione della violenza sulla donna.
Il maggior numero di casi di violenza sulle donne, ci dicono, si consumano nell'ambito domestico, tuttavia, nessuno dice apertamente che in realtà questa è una generalizzazione che si basa più sulla propaganda femminista che su responsabili studi scientifici. D'altronde le stesse statistiche ufficiali riportano un livello ridotto di violenza in famiglia, ma anche in questo caso l'attendibilità dei dati raccolti dalle interviste sul campione di donne è messo in dubbio. A farlo è Erin Pizzey, attivista nel campo della violenza domestica è la fondatrice del primo rifugio al mondo per le donne vittime di violenza domestica. Essa, infatti, non solo denunciò la strumentalizzazione politica del suo movimento, contro la violenza domestica, da parte delle femministe radicali, che demonizzano gli uomini enfatizzando artificialmente il problema della violenza sulla donna, ma si accorse durante gli anni di attività che il maggior numero di casi di violenza domestica presentavano un carattere di reciprocità, con abusi provenienti da entrambe le parti e in misura abbastanza simile.
Alla luce dell'infondatezza dell'allarmismo relativo al fenomeno della violenza sulle donne, quello che in realtà la "società civile" cerca attraverso le cosiddette "campagne di prevenzione e di lotta contro la violenza" è di inculcare nella società un determinato stereotipo: le madri/mogli, e bambini sono vittime, mentre, gli uomini/mariti sono aggressori. Questa è la logica della dialettica marxista, funzionale anche a creare, attraverso il sentimento di rancore coltivato nei confronti degli uomini, la "coscienza di classe" delle donne.
Diventa limpido, guardando più attentamente, di come l'obiettivo che si vuole colpire non è altro che la famiglia, o meglio gli elementi fondamentali su cui essa poggia: l'amore, la fiducia, la solidarietà. La famiglia viene trasformata in un campo di lotta mentre la vita familiare in una "lotta di classe" in cui il padre/marito rappresenta la "classe sfruttatrice", mentre la moglie/madre e il bambino, "la classe soggiogata".
Negli USA i risultati di tale strategia sono già visibili: le madri hanno paura di concedere l'educazione dei figli ai padri, mentre le mogli guardano sempre con maggior sospetto e timore i mariti per eventuali "scoppi di violenza". Nelle scuole invece si mette sempre più l'accento sui "diritti dei bambini" cercando di formare un sorta di Pavlik Morozov, lo studente sovietico che denunciò la propria famiglia per "tradimento della patria" dopo averla sorpresa vendere il grano che doveva essere ceduto allo stato. Un Morozov quindi sempre pronto a chiamare il telefono azzurro per "sensibilizzare" "gli organi competenti" circa la violazione delle "norme democratiche". Dall'altra parte le donne sono incitate a rinunciare sempre più alla vita familiare e ad affermarsi "mascolinamente" nella società, rinunciando così all'ideale naturale di ogni donna: quello di madre e di moglie.
Nessuno nega l'esistenza della violenza nella nostra società ma questa non sussiste come fenomeno di massa al punto da giustificare simili campagne aggressive, le quali, con la pretesa di sensibilizzare la gente su argomenti importanti, perseguono in realtà nel lungo periodo obiettivi sovversivi di ingegneria sociale.
Nessuno nega l'esistenza della violenza nella nostra società ma questa non sussiste come fenomeno di massa al punto da giustificare simili campagne aggressive, le quali, con la pretesa di sensibilizzare la gente su argomenti importanti, perseguono in realtà nel lungo periodo obiettivi sovversivi di ingegneria sociale.
miercuri, 13 februarie 2013
Revoltă împotriva lumii moderne
Cartea ”Revoltă împotriva lumii moderne” de Julius Evola poate fi descărcată în română accesând aici. (via Frontpress)
marți, 5 februarie 2013
La generazione Erasmus

A partire dalla fine del secolo scorso la società civile, finanziata rigorosamente da ingenti somme estere, ha messo in moto una gigantesca e sottile campagna, che continua tutt’ora, consistente nell'educare i giovani ad essere “aperti”, “tolleranti” e “senza complessi”, guarda caso proprio quello di cui ha bisogno il mercato internazionale del lavoro. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: la generazione Erasmus. Quest'ultimo è il nome del programma universitario europeo che permette agli studenti di trascorrere parte della loro carriera accademica in un paese dell’Unione, istruendoli ad essere “flessibili” e internazionalisti o, ancora meglio, la generazione “Work and Travel”. Questa formula, indica le offerte lavorative provenienti da paesi lontani indirizzate ai giovani attirandoli a lavorare per delle paghe misere in cambio della possibilità di viaggiare, adescandoli con la promessa dell’esperienza e della novità.
Una intera generazione di giovani cresciuta non avendo alcuna aderenza alla terra, che non desidera nulla per il proprio paese, se non un’occasione per andarsene oltre i mari e in paesi esotici per un “job”. La sua libertà non significa altro che la libertà di essere nessuno, di evadere il più lontano possibile dalla nave naufragata. Una parte di questi naufraghi non vogliono neanche più tornare. Ma non perché sarebbero disgustati dell’incompetenza e della corruzione della classe politica antifascista (motivo molto serio tra l’altro) che hanno ridotto il paese sul lastrico, ma perché non hanno più alcun valore che giustifichi un ideale. Non hanno un sentire in base al quale associarsi per dare vita a una forza sociale. Non trovano motivi per rimanere o per ritornare a casa perché sono privi di qualsiasi forza creatrice.
Cos’altro avrebbero da proporre al di fuori di americanismi e gadget d’ultima ora?
Ci si muove progressivamente verso il modello della “società aperta”, nella quale l’unico diritto reale è quello della “libera circolazione”. Aspetto, quest’ultimo, paradossale, che è facilmente visibile nel caso dell’Europa dell’est, la quale con la caduta del blocco comunista, ha si guadagnato il diritto a viaggiare liberamente, ma ha perso il diritto di rimanere a casa.
Si spera che ben presto i giovani prendano coscienza del fatto che i problemi si possono risolvere solo attraverso “noi stessi”, raggruppandosi, mediante il lavoro e il sacrificio. Un’altra via semplicemente non esiste.
sâmbătă, 2 februarie 2013
Diferența între camarad și prieten

Articol preluat de Frontpress
Este necesar să clarific un echivoc. Sunt persoane care am cunoscut pe frontul de luptă și care după o vreme au plecat, gândidu-se că războiul s-a încheiat, că este un lucru care nu îi mai privește și că ocupându-se exclusiv de interesele proprii ar fi putut rămâne prietenii mei ca înăinte.
Este necesar să clarific un echivoc. Sunt persoane care am cunoscut pe frontul de luptă și care după o vreme au plecat, gândidu-se că războiul s-a încheiat, că este un lucru care nu îi mai privește și că ocupându-se exclusiv de interesele proprii ar fi putut rămâne prietenii mei ca înăinte.
Greșit, noi nu eram prieteni înăinte, și nu vom fi niciodată. Noi eram uniți în funcție de un al treilea element: lupta pentru Cauză, într-un pact de fidelitate și de solidaritate, într-o atmosferă de frăție, ceea ce deosebea raportul nostru de cel de prietenia cotidiană. Cu cei care încă mențin această legătură, chiar dacă nu au aceleași valori și idei ca și mine și nu facem parte din aceași organizație, mă simt legat frățește.
Deseori, cu unii nici nu există simpatie, nu ne auzim cu lunile de zile, din punct de vedere ”sentimental și de prietenie” poate nici nu ne suportăm, dar această limită este subordinată motivului pentru care ne întâlnim. Limitele umanului sunt subalterne față de ceea ce trebuie să aibă suveranitatea: devotamentul dezinteresat pentru Idee, front unic, multe tranșee.
Chiar dacă ei cultivă roșii, dovlecei sau vinete în mod diferit față de ceea ce eu cultiv în grădina mea, nu există nicio problemă. Ei dedică parte din viața lor pentru luptă, sacrificând timp, bani, și interesele personale pentru bătălie, iar asta îmi este suficient. Apoi, există pietenii, de aceștia sunt legat prin simpatie. Ei nu au cerut niciodată să fie ”considerați” camarazi de luptă, sunt persoane cu care am un raport obișnuit de amiciție și de simpatie. Câteodată e mai prietenos, câteodată mai puțin, dar care nu pretinde mai mult decât un sănătos raport de susținere și de ajutor reciproc. Așadar: șireții, cei care ce spun ”îmi fac treaba mea dar sutem toți camarazi”, cei care trăiesc pentru interesele proprii și te considertă un fraier care încă pierde timp, cei care după ce au învățat două formule politice, trei lozinci și patru mișcări de repezeciune, acum se cred mai isteți, aceștia stau la nivelul inferior. Nu sunteți nici carne și nici pește. Hibrizi, nu folosiți la nimic.
Tradus de pe Azionepuntozero
Tradus de pe Azionepuntozero
joi, 31 ianuarie 2013
marți, 29 ianuarie 2013
duminică, 20 ianuarie 2013
sâmbătă, 19 ianuarie 2013
vineri, 18 ianuarie 2013
Sărbătoarea Crăciunului la Roma
Articol scris pentru Gazeta Basarabiei
Duminică 23 decembrie comunitatea moldovenească din Roma a celebrat sfânta sărbătoare a Crăciunului prin două evenimente de excepție. Începând de dis-de-dimineață la biserica Santa Lucia, de pe lângă Piazzale Clodio, a avut loc o serbare pentru cei mai mici cu jocuri tradiționale de iarnă, și colinde populare. Evenimentul organizat de Ambasada Republicii Moldova în colaborare cu Asociația Dacia a fost o adevărată surpriză pentru zeci de copii de pe plaiurile mioritice care pentru prima oară au avut ocazia să vadă jocul caprei și să simtă căldura sărbătorilor de acasă, alături de mămicele și tătici loc. Ansamblul basarabean Arțăraș, coordinat de doamna Lidia Bolfosu, din care fac parte atât români din stânga cât și din dreapta Prutului, a încălzit cu cântecele sale tradiționale inimile publicului stârnind uneori și lacrimile pline de dor a unora dintre părinții prezenți la manifestație. După amiază, ansamblul doamnei Bolfosu, floarea la ureche a comunității basarabene din Roma, exemplul unei tradiții vii actuale, și nu a unui folclor nostalgic mimat, a fost invitat de către Asociația Propatria la biserica ortodoxă românească Sf. Pantelimon unde în fața la aproape 200 de persoane a minunat sala cu colindele și cântecele populare moldovenești. Asta după ce cu doar trei zile înăinte acest grup plin de entuziasm a reprezentat atât Rep. Moldova cât și România la Vatican în cadrul întrunirii anuale de sărbători a Sfântului Pontif cu delegațiile comunităților străine din Italia.
marți, 8 ianuarie 2013
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